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Monza Reale ospita il racconto di Stefania Peverat...

Monza Reale ospita il racconto di Stefania Peverati

Ecco per te un altro racconto del corso di scrittura emozionale tenuto da Monica Marelli in collaborazione con la libreria Virginia e Co. di via Bergamo.

Oggi è lunedì, ennesima giornata afosa, le vacanze estive sembrano non arrivare più: Monza Reale vuole allora allietarti con il bel racconto di Stefania Peverati, allieva del corso.

Stefania ci racconta:

“Ho 52 anni anagrafici. Ma in verità nell’anima sento di averne esattamente 31, l’età che rappresenta la pietra miliare della mia esistenza ed una fase di grande trasformazione. Vivo a Paderno Dugnano con i miei due figli e con due gatte che ci onorano della loro pelosa amicizia. Sono una operatrice olistica: accompagnare e sostenere le persone nel loro percorso di cura di sé è ciò che più amo del mio bellissimo lavoro. Mi stanno particolarmente a cuore le tematiche ambientali, amo la Natura e tutte le sue creature, e soprattutto la montagna perché “unisce la terra al cielo ed avvicina l’uomo a Dio”.

Grazie Stefania per aver ambientato il suo racconto a Monza, facendoci rivivere delle dolci emozioni e facendoci immaginare personaggi che vivono per le vie della nostra città.

Buona lettura!

Racconto Stefania Peverati 3

 

La vecchia signora

“La si incontra spesso lungo le strade del centro, nelle mattine soleggiate. Il suo incedere è frettoloso, incauto. La vecchia signora sembra sempre in procinto di incespicare o urtare un passante. Pare soprappensiero, ma in realtà osserva con attenzione e con sguardo impertinente il via vai della cittadina: donne eleganti che fanno compere nei bei negozi, avvocati compunti che si affrettano in direzione del Tribunale, nonni e nipotini che si affacciano a curiosare il Lambro dal ponte dei Leoni.

È bizzarra, la vecchia signora, con quel suo modo di vestire raffazzonato, come se prelevasse gli abiti dall’armadio con gli occhi chiusi. Eppure qualcosa in lei, lo sguardo altezzoso, i gesti affettati, la bocca corrucciata, trasmette un senso di fierezza che incute rispetto.

Passa davanti alle vetrine, e l’occhio non manca di scrutare la sua figura riflessa: vanitosa com’è, subito corregge la postura curva, si dà una lisciata alla gonna, un’aggiustata ai capelli sempre un po’ scompigliati.

Le piace sedersi al tavolino di un bar sul lungofiume a bere una tazza di caffè. Si abbandona allo schienale della sedia, socchiude gli occhi e lascia affiorare ricordi lontani. Un tempo da quelle parti sorgeva la sua casa e poco più in là le costruzioni si diradavano per lasciare spazio ai campi che si estendevano a perdita d’occhio.

Era una fanciulla, allora, una delle più graziose del borgo, di certo la più corteggiata. Lei, altera e schiva, non degnava di attenzione i suoi ammiratori.

La prima volta che lo vide, quel giovanotto pieno di vitalità risaliva di gran carriera il lungofiume sulla sua bicicletta. Passando a tutta velocità davanti a lei che sedeva sotto un albero, la fissò incantato e non le levò gli occhi di dosso, continuando a pedalare. Non si accorse che la strada curvava seguendo l’ansa del fiume e finì dritto nel campo di granturco. Lei balzò in piedi e corse a vedere che cosa ne fosse del giovane ciclista. Lo trovò fra le pannocchie, che cercava di rimettere in piedi la sua bicicletta, un po’ ammaccati entrambi per quella buffa caduta. Lui la guardò con i suoi occhi d’ambra e un sorriso splendente illuminò il suo viso bello come il sole.

Le disse che abitava in un qualche paese là intorno, e stava tornando a casa dopo il primo giorno di lavoro al mulino.

Ogni giorno avrebbe percorso quella strada.

Ogni giorno, da allora, lei lo aspettò nello stesso punto in cui i loro sguardi si erano incrociati la prima volta.

La mattina lui passava in velocità, lanciandole un saluto allegro e un sorriso. Il pomeriggio si fermava con lei, passeggiavano insieme lungo il fiume, qualche volta si infilavano in uno dei viottoli tra i campi, raccogliendo fiordalisi.

Fu lì che lui la baciò dolcemente, e poi il giorno dopo, e il giorno dopo ancora.

Fu lì che, riparati tra i cespugli, con la paura e il desiderio di abbandonarsi alla passione, fecero l’amore la prima volta.

Fu lì che lei, con voce tremante e il cuore pieno di aspettative, gli comunicò di essere incinta.

Fu lì che lei lo attese, il giorno successivo, e ogni altro giorno che si faceva più breve tingendosi d’oro e rame, prima di rassegnarsi all’idea che lui non sarebbe tornato.

Il suo ventre che si arrotondava e non poteva più essere nascosto custodiva la vita di una creatura dagli occhi d’ambra che non avrebbe mai conosciuto suo padre.

Un giorno se n’è andata, la vecchia signora.

Stringendomi le mani, mi ha voluta con sé fin sulla soglia e forse un passo più in là, finché il suo ultimo sottilissimo respiro si è dissolto nell’aria.

Se n’è andata lasciando impronte di solitudine, dolore e rabbia. Ma anche di passione, orgoglio e speranza.

Se n’è andata senza aver raccontato mai questa storia a nessuno”

 

 


Monzese doc, curiosa scopritrice della propria città, amante degli eventi particolari, romantica cittadina che adora girare sulla sua bicicletta alla scoperta di cose nuove da condividere.

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